«Noi esseri umani non abbiamo più nulla da perdere. Ma l’intera umanità rischia di perdere ogni cosa.
Può sembrare un paradosso, perché ciascuno di noi continuerà ad avere sogni da inseguire, persone da amare, imprese da costruire e una vita da vivere.
Eppure oggi le conseguenze delle nostre scelte superano i confini delle nostre esistenze.
Possono migliorare o compromettere la vita di milioni di persone, proteggere o impoverire il pianeta, creare opportunità oppure nuove disuguaglianze, avvicinare i popoli o dividerli.
Ogni generazione ha avuto le proprie sfide. C’è chi ha ricostruito il mondo dopo una guerra, chi ha difeso la libertà e i diritti umani, chi ha sconfitto epidemie, chi ha aperto nuove strade alla scienza e alla conoscenza.
Nessuna ha avuto il privilegio di vivere tempi semplici, né ha potuto attendere il momento perfetto per agire.
La storia non cambia quando cambiano i tempi. Cambia quando cambiano le persone.
Quando qualcuno decide di assumersi una responsabilità che va oltre sé stesso e sceglie di fare la cosa giusta, anche quando è la più difficile.
Per questo non credo che la nostra sarà ricordata come la generazione dell’intelligenza artificiale, della robotica, del quantum computing o del digitale. Le generazioni non vengono ricordate per le tecnologie che inventano, ma per il coraggio con cui decidono di utilizzare quelle tecnologie per cambiare il mondo.
La nostra è la generazione di Alessandra Cuevas, che continua a lottare perché nessuno possa violare i principi più profondi della dignità umana, ricordandoci che la giustizia e i diritti non appartengono a un Paese, ma all’intera umanità.
È la generazione di Nader, che, mentre la guerra prova a sottrargli il futuro, continua ogni giorno a scegliere la speranza per la sua famiglia e per la pace.
È la generazione di Alicia Hanf che, attraverso la sua esperienza in Afghanistan, richiama il valore dell’umanità anche nei contesti più estremi e ci ricorda il principio profondo della “human obligation to human beings”, esortandoci a costruire insieme un futuro libero da persecuzioni.
È la generazione di Jakidale e degli ingegneri dell’Università di Pisa, che hanno trasformato un sogno in realtà facendo volare il più grande aeroplano di carta del mondo, dimostrando che ogni grande innovazione nasce quando qualcuno trova il coraggio di credere nell’impossibile.
È la generazione di Alessio, che ha visto nascere il nostro progetto quando era ancora un bambino e che oggi affronta ogni giorno la propria battaglia contro una malattia genetica, ricordandoci che la ricerca ha ancora tanta strada da percorrere e che ogni progresso trova il suo significato più profondo quando riesce a migliorare concretamente la vita delle persone.
È la generazione di Daniele Pucci, che da iCub a Generative Bionics dedica la propria ricerca a mettere la robotica al servizio dell’essere umano, dimostrando che il progresso ha valore solo quando genera dignità, autonomia e nuove possibilità.
È la generazione di Martino Mosna, al quale abbiamo dedicato questa edizione del WMF, che ha creduto fin dal primo giorno nel digitale e in una comunità capace di condividere conoscenza, creare relazioni e generare opportunità.
È la generazione di Roberto Saviano, Francesca Albanese, Nicola Gratteri e Giuseppe Lombardo, che continuano a difendere la libertà, la giustizia e la verità mettendo a rischio la propria sicurezza per proteggere quella degli altri.
È la generazione delle migliaia di startup, imprese, ricercatrici e ricercatori, innovatrici e innovatori, speaker, partner, volontarie e volontari che ogni anno scelgono di mettere il proprio talento al servizio di una visione comune.
Ma, soprattutto, è la generazione di Beatrice, che presto verrà al mondo, e di tutte le bambine e di tutti i bambini che nasceranno dopo di lei.
La domanda, allora, non è quale futuro lasceremo ai nostri figli.
La vera domanda è se avremo avuto il coraggio di lasciare loro l’esempio di una generazione che ha scelto di utilizzare l’innovazione per rendere il mondo più giusto, più libero e più umano.
Forse, alla fine, il nostro compito non è inventare il futuro.
È scegliere, ogni giorno, quale futuro merita di essere costruito.
Ed è proprio per questo che esiste il WMF.
Non per riunire decine di migliaia di persone attorno all’innovazione.
Ma per costruire una comunità internazionale che faccia incontrare persone, idee, imprese, ricerca, istituzioni e culture con un obiettivo comune: orientare il progresso verso ciò che conta davvero.
Perché ogni startup, ogni ricerca, ogni investimento, ogni impresa e ogni nuova tecnologia acquistano valore soltanto quando migliorano la vita delle persone, riducono le disuguaglianze, difendono la libertà, proteggono il pianeta e creano nuove opportunità.
Questo è ciò che abbiamo cercato di costruire insieme.
Ed è questa la responsabilità che, da domani, ciascuno di noi porterà con sé.
Prima di salutarvi desidero esprimere il mio più sincero ringraziamento.
Grazie a tutte le persone arrivate da ogni parte del mondo.
Grazie agli speaker, alle startup, alle imprese, agli investitori, ai ricercatori, alle università, alle istituzioni, ai partner, ai volontari e a tutti coloro che hanno condiviso il proprio tempo, le proprie competenze e la propria visione, contribuendo a rendere il WMF molto più di un evento.
Un ringraziamento speciale va anche alle istituzioni che hanno scelto di essere qui, non come semplici ospiti, ma come interlocutori di una comunità globale che guarda al futuro.
La presenza della Vicepresidente della Commissione Europea, Henna Virkkunen, insieme a quella di rappresentanti di governi, organizzazioni internazionali e istituzioni provenienti da tutto il mondo, testimonia che le grandi sfide del nostro tempo possono essere affrontate soltanto attraverso il dialogo, la collaborazione e una responsabilità condivisa.
Il mio grazie più profondo va a ogni singola persona di Search On Media Group.
A chi lavora incessantemente, spesso affrontando difficoltà personali che rimangono invisibili agli occhi degli altri.
A chi dedica mesi di lavoro lontano dai riflettori.
A chi affronta ogni sfida con competenza, passione e spirito di squadra.
E a chi continua a credere che organizzare il WMF significhi creare opportunità per gli altri prima ancora che realizzare un evento.
Se il WMF è diventato una delle più grandi piattaforme internazionali dedicate all’innovazione, è perché esiste una squadra straordinaria che ogni giorno mette il proprio talento al servizio di una visione comune.
È a loro che va il mio grazie più sincero.
Vi saluto con gratitudine per tutto ciò che abbiamo costruito insieme e con ancora maggiore fiducia in ciò che costruiremo da domani.
Un giorno qualcuno ci chiederà che cosa abbiamo fatto quando il futuro era ancora una scelta.
Mi auguro che la nostra risposta possa essere semplice.
Abbiamo scelto di costruire ciò che contava davvero. »
Build What Matters

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