"Solo dove c'è un bimbo che gioca, c'è un uomo felice”, ecco La voce di Kiev. Un corto psicologico e surreale senza dialoghi, fatto di silenzi e di immagini, che racconta la grande illusione dell'identità umana. È idealmente diviso in due parti: in bianco e nero il non-Senso, espresso attraverso le sensazioni e i gesti vuoti dell’uomo; a colori il Senso, la vita così come dovrebbe essere ma che in realtà esiste solo nell’infanzia.