C'è un modo nuovo di pensare la città e parte dalla cultura. Non dalla cultura come ornamento o come voce di bilancio da tagliare in tempi di crisi, ma come infrastruttura strategica: un asset capace di attrarre talenti, generare identità collettiva e competere sui mercati globali. Le amministrazioni più visionarie lo hanno capito prima delle altre, trasformando grandi eventi musicali, spazio pubblico e creatività giovanile in leve di sviluppo urbano. Ma quanto è replicabile questo modello? Quali sono le condizioni politiche, economiche e culturali che lo rendono possibile (o impossibile)? E soprattutto: in un paese in cui la cultura è ancora troppo spesso relegata a intrattenimento, cosa serve perché una città smetta di gestire la scena creativa e inizi a costruirla? Un confronto tra esperienze concrete, per capire come le città italiane possano giocare un ruolo da protagoniste nell'economia della creatività.