“I diritti o sono di tutti o si chiamano privilegi”: le Karma B al WMF 2026

Dal ricordo di Mirko Moriconi e Kety Andreoni al significato del cambiamento per la comunità LGBTQIA+: sul Mainstage del WMF le Karma B hanno portato una riflessione sulla libertà di essere sé stessi e sulla necessità di costruire un futuro realmente collettivo.

Mercoledì 2 Settembre 2026
Francesca Lavezzi

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Innovazione Sociale Integrazione

Due giorni prima del loro intervento sul Mainstage del WMF, a Pieve di Camaiore si era consumato un duplice omicidio che aveva scosso l’Italia.

Mirko Moriconi, 24 anni, e sua madre Kety Andreoni, 52 anni, erano stati uccisi nella loro abitazione dal padre e marito Piero Moriconi. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, all’interno di una situazione familiare segnata da anni di forti conflitti c’era anche il difficile rapporto dell’uomo con il figlio, che viveva apertamente la propria omosessualità e aveva manifestato il desiderio di intraprendere un percorso di transizione. Agli inquirenti il padre avrebbe pronunciato, dopo il delitto, parole come “ho fatto quello che andava fatto” e “mi sono liberato”.

È anche da questa storia, ancora dolorosamente vicina, che il 26 giugno le Karma B hanno scelto di partire per parlare al pubblico del WMF 2026 di cambiamento, identità e diritti.

Il cambiamento, quando riguarda gli altri

Per due artiste drag la trasformazione fa parte del quotidiano. È linguaggio, creatività, espressione, costruzione dell’identità. Sul palco del WMF le Karma B hanno usato proprio questa esperienza per allargare la prospettiva: cambiare non significa soltanto trasformare sé stessi. Significa anche essere capaci di accettare il cambiamento delle persone che abbiamo intorno, quando ciò che sono non coincide più – o non ha mai coinciso – con quello che avevamo immaginato per loro.

Da qui il richiamo a una frase attribuita alla pioniera dell’informatica Grace Hopper: “La frase più pericolosa è: abbiamo sempre fatto così”. Un'affermazione nata in tutt'altro contesto, ma che assume un significato particolare quando il cambiamento riguarda la società. Perché innovare significa anche mettere in discussione modelli culturali, aspettative e categorie che rischiano di trasformarsi in strumenti di esclusione.

La vicenda di Mirko rende questa riflessione drammaticamente concreta.

Il giovane, che per la propria attività artistica utilizzava il nome Michelangelo Andreoni, aveva una forte passione per il canto e la musica e aveva partecipato anche a concorsi canori. Già nel 2022 Mirko aveva affidato ai social una frase che, riletta dopo quanto accaduto, assume un peso difficile da ignorare: “È brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay”. Gli accertamenti della magistratura sono ancora chiamati a definire con precisione movente e dinamica del duplice omicidio, all’interno di un quadro familiare nel quale vengono indagati anche dissidi economici e altri conflitti. È importante mantenere questa distinzione. Ma è altrettanto importante non ignorare ciò che emerge dalla storia personale di Mirko e dal rifiuto che aveva raccontato pubblicamente.

“I diritti o sono di tutti o si chiamano privilegi”

È in questo contesto che una delle frasi pronunciate dalle Karma B sul Mainstage acquista particolare forza: “I diritti o sono di tutti o si chiamano privilegi”. Il punto è semplice e, proprio per questo, radicale. Un diritto non dovrebbe dipendere dall’approvazione di qualcun altro. Non dovrebbe essere riconosciuto soltanto quando un’identità, una scelta o un modo di vivere rientrano nelle aspettative della maggioranza. La libertà di essere sé stessi non può essere una concessione. Nel loro intervento le Karma B hanno richiamato così anche la storia della comunità LGBTQIA+, una comunità che molto spesso ha dovuto creare da sé i propri spazi di esistenza, i propri linguaggi e le proprie forme di rappresentazione all’interno di società che non li prevedevano. In questa prospettiva, reinventarsi assume un significato diverso. Non è soltanto creatività. Può essere resistenza, sopravvivenza, affermazione della propria presenza nello spazio pubblico.

E proprio qui il tema incontra quello dell’innovazione. Che innovazione è quella che lascia indietro le persone?

Parlare di futuro significa inevitabilmente parlare di tecnologia, intelligenza artificiale, nuovi modelli economici e trasformazioni del lavoro. Ma significa anche interrogarsi sulla società nella quale quelle innovazioni verranno utilizzate. Per questo il rapporto tra innovazione, diritti e inclusione attraversa da anni il programma del WMF. Nel 2022, ad aprire il Mainstage furono due attivisti per i diritti umani, Linda Sarsour e Siyabulela Mandela. A Sarsour, attivista per i diritti civili e la giustizia razziale, il WMF assegnò inoltre il Human Rights & Activism Award per il suo impegno a favore dei diritti delle donne, dei migranti e delle comunità discriminate. Quella stessa edizione mise al centro il principio di non lasciare indietro nessuno e il contrasto alle discriminazioni e ai pregiudizi. Nel 2025, sullo stesso Mainstage, Nadia Lauricella ha portato con Beyond Barriers: Strength, Sport, and Social Impact la propria esperienza sul superamento delle barriere e dei pregiudizi legati alla disabilità. Un percorso che attraverso la sua attività di creator e attivista continua a mettere al centro accessibilità, autonomia e rappresentazione. Esperienze molto diverse tra loro, che pongono però una domanda comune: chi può partecipare al futuro che stiamo costruendo? L’innovazione, infatti, non riguarda esclusivamente ciò che diventa tecnicamente possibile. Riguarda anche le scelte con cui decidiamo di utilizzare quelle possibilità e il tipo di società che vogliamo costruire attraverso di esse.

Quel “We” davanti al futuro

Le Karma B hanno chiuso il loro intervento riportando questa riflessione direttamente al nome della manifestazione. “Quel we iniziale siamo noi. Il futuro lo costruiamo insieme. L’unico futuro possibile è quello collettivo comune”. Forse è proprio qui che cambiamento e innovazione finiscono per coincidere. Costruire qualcosa che prima non esisteva significa accettare che il mondo possa diventare diverso da come lo abbiamo conosciuto. Ma richiede anche di decidere quali libertà, quali diritti e quali persone debbano trovare spazio dentro quel cambiamento. La storia di Mirko e Kety ricorda, nella sua forma più tragica, cosa può accadere quando la libertà dell’altro viene vissuta come qualcosa da respingere. Lo speech delle Karma B ha lasciato al WMF il messaggio opposto: il futuro può essere costruito soltanto riconoscendo agli altri la stessa libertà che chiediamo per noi stessi.

Perché, se non appartengono a tutti, i diritti hanno già cambiato nome.


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