WMF 2026 - Music & Art

Music & Art

Lo stage dedicato al futuro della musica e dell’arte, con focus su AI, creatività e innovazioni nei festival e nelle performance live.
Qui troverai approfondimenti su strumenti AI per musica, promozione artisti e gestione degli eventi, insieme a spunti per esplorare nuove forme artistiche.
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24 GIUGNO
25 GIUGNO
26 GIUGNO
N.A.I.P. - Live Concert N.A.I.P. - Live Concert
Opening Ceremony Opening Ceremony
24 giugno 11:50 - 12:30
40 min
Italian
Il 75% degli stream globali è generato dall'1% degli artisti, su una piattaforma con oltre 100 milioni di brani disponibili. Dietro questo dato c'è una domanda di potere, prima ancora che di mercato: chi controlla davvero la musica nell'era dello streaming? Da un lato, gli algoritmi di raccomandazione decidono silenziosamente cosa raggiunge le orecchie di miliardi di persone, costruendo bolle musicali di cui quasi nessuno è consapevole. Dall'altro, l'AI Generativa replica stili, sintetizza voci e si addestra su cataloghi protetti senza compensazione: il caso RIAA vs. Suno & Udio ha reso pubblica una battaglia che si combatte da anni nei tavoli legali delle major. Il risultato è un sistema in cui il valore musicale viene estratto — dagli algoritmi — ed eroso — dalla copia algoritmica — mentre artisti e detentori di cataloghi cercano nuovi strumenti di tutela. In un ecosistema sempre più governato da macchine, chi difende il valore della musica? E per chi?
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24 giugno 12:40 - 13:20
40 min
Italian
L'arte ha sempre avuto un ruolo nella società: ha rappresentato trasformazioni, denunciato abusi, dato voce a chi non ne aveva. Oggi la scelta di esporsi non è più un'opzione — per molti artisti è diventata parte stessa dell'identità del progetto. Lo vediamo negli Stati Uniti, dove Bruce Springsteen è diventato voce di una resistenza popolare contro le politiche di Trump e dell'ICE; lo vediamo in Italia, con Elisa in prima linea sulla crisi climatica e Ghali che porta sul palco una Palestina troppo spesso ignorata dal mainstream. I Patagarri si inseriscono in questa tradizione con una consapevolezza precisa: il silenzio, oggi, è già una scelta. Ma cosa significa davvero "politicizzare l'arte"? Significa schierarsi, o significa semplicemente rifiutarsi di fingere che il mondo vada bene? Dove finisce la responsabilità dell'artista e inizia il rischio del moralismo? E soprattutto: il pubblico vuole essere sfidato, o preferisce essere confortato? Un confronto senza rete su uno dei temi più scomodi del panorama culturale contemporaneo.
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24 giugno 14:30 - 14:50
20 min
Italian
In un mondo che premia il protagonismo individuale, semplifica ogni esperienza e sposta sempre più relazioni nel digitale, Rockin'1000 ha seguito una strada diversa.Da oltre dieci anni migliaia di persone scelgono volontariamente di dedicare tempo, energia e impegno per costruire qualcosa che non potrebbero realizzare da sole: suonare in grandi stadi davanti a decine di migliaia di persone. Persone diverse per età, provenienza, professione, idee e convinzioni, che accettano di mettere da parte il proprio ego per collaborare attorno a un obiettivo comune, unite da una lingua universale: la musica.Attraverso l'esperienza di Rockin'1000, Fabio Zaffagnini esplora forme di innovazione spesso trascurate: i social media come strumento e non come fine, la collaborazione al posto della competizione, il valore generato dalla fatica condivisa, il potere trasformativo delle esperienze nel mondo reale e il ruolo dei rapporti umani in una società sempre più polarizzata e isolata.Perché le esperienze possono essere digitalizzate, simulate e distribuite, ma la presenza umana, l'appartenenza e la trasformazione che nasce dall'incontro tra persone reali restano irriproducibili.
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24 giugno 15:20 - 16:00
40 min
Italian
A partire dalle prime vibrazioni, dai primi gesti provocatori del rock‘n’roll, il grande schermo ha provato a dare un volto a quel fenomeno, così legato alle giovani generazioni da rappresentare un’opportunità enorme per registi e produttori, più che una semplice curiosità o un diversivo.L’esplosione del videoclip grazie a MTV e la diffusione capillare dell’home video segnano il sorpasso della TV e della fruizione privata su quella collettiva, mettendo in discussione il ruolo centrale del cinema nella promozione della popular music, ma non minano il potere immaginifico del grande schermo. A partire dagli anni Novanta, i film rock, con sguardo retrospettivo, si dedicano sempre più al passato, alla memoria, al racconto di una storia che sembra già conclusa sebbene prosegua, imperterrita, il suo cammino. L’enorme produzione di biopic su figure cardine del mondo del rock non è solo sintomatica di una moda ma anche della necessità di una rielaborazione del passato, del desiderio di costruirne una mitologia.L’obiettivo è raccontare la storia del rock attraverso i lungometraggi, le colonne sonore, i film-concerto e i documentari che meglio l’hanno rappresentata negli ultimi settant’anni, scandendone i momenti fondamentali attraverso il trasferimento di sensazioni ed emozioni mediante suoni e immagini.«Studiare la storia significa abbandonarsi al caos ma, nello stesso tempo, conservare la fede nell’ordine e nel senno» diceva Hermann Hesse. La storia è sempre frutto di selezioni, punti di vista, percorsi, approcci, che giustificano determinate scelte. Questa è la nostra storia.
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24 giugno 16:10 - 16:50
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Nell'era dell'intrattenimento on-demand, la musica è sempre più un asset strategico che definisce il successo globale di un contenuto. In un contesto in continua evoluzione, a ritmi serrati, anche il ruolo del Music Executive cambia velocemente, diventando sempre più una figura chiave capace di muoversi tra l'integrazione con le etichette discografiche e la creazione di veri e propri ecosistemi di marketing, dove colonna sonora e brand storytelling si alimentano a vicenda.Attraverso l'analisi delle produzioni più iconiche di giganti come Netflix e Amazon MGM Studios, è possibile definire il cambiamento estetico in atto: perché le serie contemporanee hanno un "sound" così diverso dal cinema del passato? La tendenza al binge-watching ha un impatto sulla composizione e l'ascesa di linguaggi ibridi che fondono generi diversi? Come prepararsi a un mercato dove l'Intelligenza Artificiale potrebbe gestire la "musica di servizio", lasciando al compositore umano il compito di creare l'identità emotiva e il "tema" iconico?
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25 giugno 11:50 - 12:10
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Oggi il 75% degli stream è generato dall'1% degli artisti, in un'epoca con oltre 100 milioni di brani disponibili. Come decidono gli algoritmi cosa ascoltiamo? In questo talk esploriamo i sistemi di raccomandazione delle piattaforme di streaming, dal collaborative filtering ai knowledge graph, il fenomeno delle "bolle musicali" e il modo in cui una nuova generazione di AI trasparente può restituire agli ascoltatori consapevolezza e controllo sulle proprie scelte.
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25 giugno 12:10 - 12:30
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Many speak of "AI-generated music." Here, we deconstruct the phenomenon: what truly functions (mix/master assistants, texture generation, recommendation systems), what constitutes mere marketing, and what entails legal risk. A specific focus is placed on festivals and clubs: how AI is transforming artist scouting, promotion, crowd management, and live visuals, alongside the minimum regulatory frameworks required to protect both performers and the audience.
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25 giugno 12:40 - 13:20
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Trecento milioni di canzoni disponibili. La classifica degli ascolti come metro del successo. Eppure la musica non ha mai fatto così poca presa.Nell’era dello streaming compulsivo, l’industria ha ottimizzato la portata e perso il contatto. Gli artisti raggiungono milioni di persone ma non sanno come parlarci: le piattaforme raccolgono i dati e non li condividono. Il modello che prometteva democrazia nella distribuzione ha generato un monopolio.La classifica degli ascolti è l’indicatore economico più fuorviante che l’industria musicale abbia mai inventato. È il momento di comprendere qual è il valore reale.In questo panel Billboard Italia e RDS portano a WMF 2026 una diagnosi e una provocazione: il passaggio dal broadcasting al narrowcasting, dai vanity metrics ai value metrics, dal Reach all’Own fino al Belong. Un dialogo tra editoria, radio e innovazione, tre linguaggi, la stessa lingua.Perché l’AI non potrà mai sostituire la cura editoriale? Cosa rivelano i dati che nessuno ha letto fino in fondo? Dove si muove l’imprenditoria quando un mercato si trasforma? Spotify ha 750 milioni di utenti ma non sa dirci il nome di un solo fan. Qualcuno dovrebbe spiegarglielo – o forse è già troppo tardi?
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25 giugno 14:30 - 15:10
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Le startup del music tech europeo non mancano di idee o di talento. Mancano di un ponte. Tra l’incubazione finanziata da programmi pubblici come i Creative Europe, e il mercato privato, c’è un vuoto che ogni anno spinge i migliori imprenditori europei verso ambienti più agili per il funding.Eppure i segnali sono chiari. La industry attrae attenzione e innovazione - più di mille startup music tech in ventiquattro categorie mappate e una raccolta che supera i 4Bn€. Il mercato è già dinamico, il capitale è già in movimento.Nel frattempo, la industry attraversa il suo shift strutturale più profondo dalla nascita del vinile: emergono le community, i super-fan, i diritti assomigliano sempre più a bond, i cataloghi si valutano come nel real-estate.La musica è diventata, silenziosamente, una nuova asset class - ma l’infrastruttura finanziaria europea per valorizzarla non esiste ancora.Questo panel è una conversazione tra chi costruisce, chi investe e chi ha mappato il territorio, è una diagnosi di cosa funziona, cosa si disperde, e dove si è aperta una finestra.
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25 giugno 15:20 - 16:00
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La music tech non è solo uno strumento per distribuire o promuovere musica: è il luogo in cui si decidono nuove forme di scoperta, attribuzione del valore, relazione con i fan, accesso ai dati e persino rappresentazione culturale. Se il futuro della musica viene scritto da algoritmi, piattaforme e infrastrutture, chi partecipa alla loro progettazione? Insieme alle menti che partoriscono nuovi progetti, verso che direzione portano i finanziamenti? Storicamente, le strutture oligopolistiche e i sistemi di supply chain consolidati tendono a replicare dinamiche di potere chiuse ed escludenti. Cosa propongono le startup per innovare veramente, oltre a sistemi di efficienza e supporto ai processi di settore già consolidati?
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25 giugno 16:10 - 16:50
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Dopo aver parlato dell’impatto che l’AI sta generando all’interno dell’industria musicale in termini di ascolti e di abitudine degli ascoltatori, la domanda si sposta sul livello base: come cambia la carriera artistica all’interno di questo nuovo contesto? Non una riflessione astratta sull’intelligenza artificiale, ma un dialogo su cosa significhi oggi diventare artista: cercare una voce, pubblicare musica, salire su un palco, incontrare un pubblico e confrontarsi con tecnologie capaci di produrre, replicare e distribuire suoni con una potenza senza precedenti. Con i nostri ospiti affronteremo il tema del valore dell’errore, dell’improvvisazione, del tocco, della presenza dal vivo e del rapporto con strumenti come Steinway Spirio, dove la tecnologia può amplificare il gesto umano senza sostituirlo.L’obiettivo non è opporre umano e artificiale, ma capire come usare la tecnologia senza perdere ciò che rende la musica un’esperienza umana: intenzione, responsabilità, relazione, errore.L’AI sta cambiando il modo in cui ascoltiamo musica. Ma cosa significa oggi diventare artista? In un’epoca in cui le tecnologie possono creare, replicare e distribuire suoni su scala inedita, ci confronteremo sul valore di ciò che resta irriducibilmente umano: errore, intuizione, presenza, relazione. Un dialogo aperto tra palco e algoritmo per capire come la tecnologia possa amplificare la creatività senza sostituirla.
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26 giugno 11:50 - 12:30
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C'è un modo nuovo di pensare la città e parte dalla cultura. Non dalla cultura come ornamento o come voce di bilancio da tagliare in tempi di crisi, ma come infrastruttura strategica: un asset capace di attrarre talenti, generare identità collettiva e competere sui mercati globali. Le amministrazioni più visionarie lo hanno capito prima delle altre, trasformando grandi eventi musicali, spazio pubblico e creatività giovanile in leve di sviluppo urbano. Ma quanto è replicabile questo modello? Quali sono le condizioni politiche, economiche e culturali che lo rendono possibile (o impossibile)? E soprattutto: in un paese in cui la cultura è ancora troppo spesso relegata a intrattenimento, cosa serve perché una città smetta di gestire la scena creativa e inizi a costruirla? Un confronto tra esperienze concrete, per capire come le città italiane possano giocare un ruolo da protagoniste nell'economia della creatività.
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26 giugno 12:40 - 13:20
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Un luogo, una data, una lineup... ma niente piattaforma di ticketing. Uno scherzo, o una trovata geniale?Di live event con format esclusivi e innovativi si discute ormai da anni. Dal global case del Fyre Festival — che ha venduto fantasie mai realizzate ed è finito in un mega scandalo globale — al local case di festival come Beyond Fears, che ha fatto dell'accesso su invito e del senso di appartenenza il proprio modello identitario e di business. Due storie opposte, uno stesso punto di partenza: l'idea che l'esperienza valga più dello show.  Esempi di successo come Soho House, l'esclusivo club privato dedicato ad artisti e creativi nato nel 1995, hanno spianato la strada al modello community-based. Qual è l'ingrediente segreto?Non si tratta più di inventare il format più inclusivo e partecipativo, quanto di trovare quello che rispecchia la tua persona, ingaggiando te e il tuo gruppo in una community vera e proprio. Cosa hanno di speciale questi format, e cosa li distingue dal semplice lusso? Qual è il valore aggiunto del "community event"? E cosa rappresenta, culturalmente e socialmente, l'elitarismo di questi eventi?
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26 giugno 14:30 - 15:10
40 min
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Cosa trasforma un semplice concerto in un evento memorabile? Oltre la musica, esiste una complessa architettura di tecnologie invisibili, logistica dell'accoglienza e narrazioni visuali che definiscono lo "spettacolo da ricordare". Scopriremo come il palco sia diventato un ecosistema immersivo dove luce, realtà aumentata ed effetti fisici si fondono per annullare la distanza tra artista e pubblico, senza dimenticare l’importanza della “Customer Experience”, perché l'eccellenza di uno show si misura anche dalla qualità della permanenza e dal benessere della community.I leader del settore svelano il dietro le quinte delle produzioni internazionali e i nuovi standard del live entertainment.
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26 giugno 15:20 - 16:00
40 min
Italian
Il K-pop non è un genere musicale, è un sistema. Un ecosistema costruito attorno a una relazione tra artista e fan che non ha precedenti nella storia della musica contemporanea: il concetto di superfan trova nel K-pop la sua forma più compiuta, fatta di collezionismo, rituali condivisi, piattaforme dedicate e una fedeltà che trasforma ogni uscita discografica in un evento collettivo. Non è un caso che le major coreane si siano da sempre affidate ai social, su tutte la piattaforma creata ad hoc Weverse, e gli stessi fan vivano l'esperienza su X: spazi in cui fan e idol comunicano direttamente, in tempo reale, a livello globale. Ma il K-pop non vive solo online: è diventato uno degli strumenti di soft power culturale più potenti del decennio, con idol che incarnano oggi i brand ambassador perfetti per moda, lusso e lifestyle, e con le serie coreane che amplificano ulteriormente questa influenza ben oltre i confini dell'Asia. Ma il modello K-pop è esportabile? Se sì, cosa serve perché funzioni fuori dalla Corea, e cosa invece è intraducibile?
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