Giocare oltre i confini: l'impatto di SoBu sulla vita dei bambini non vedenti

Il progetto SoBu, sviluppato dal gruppo di ricerca Unit for Visually Impaired People (U-VIP) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, sta rendendo accessibile il gioco e la socializzazione per tutti i bambini non vedenti. Ne abbiamo parlato con Walter Setti - ricercatore dell'IIT.

Lunedì 8 Luglio 2024
Leonardo Galasso

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accessibilità Innovazione Sociale startup Le sfide del futuro

SoBu si distingue come un'innovativa applicazione pensata per trasformare il gioco e lo sviluppo motorio dei bambini con disabilità visiva. Basata sull'idea pionieristica di ABBI, un dispositivo medico ideato dalla dottoressa Monica Gori (IIT), SoBu combina suoni e vibrazioni con movimenti corporei per favorire la motricità e la socializzazione dei piccoli utenti. In questa intervista abbiamo approfondito lo sviluppo del progetto esplorandone i benefici, dal miglioramento delle abilità motorie alla promozione dell'inclusione sociale.

Quali sono i principali benefici che SoBu offre nello sviluppo motorio e sociale dei bambini con disabilità visiva?

SoBu, che sta per "Sound and Buzz", è un'applicazione compatibile con smartphone e smartwatch che offre una gamma di giochi audio-motori interattivi pensati per bambini non vedenti. Combinando suoni e vibrazioni con i movimenti del corpo, SoBu promuove la motricità e la socializzazione, facilitando l'interazione dei bambini con disabilità visiva con l’ambiente esterno e con gli altri in modo ludico ed efficace. La disabilità visiva congenita, soprattutto se precoce, ha infatti gravi conseguenze sullo sviluppo delle abilità motorie, portando spesso all'isolamento sociale. Il nostro approccio, basato sulla multisensorialità, è invece totalmente innovativo e ha già prodotto ottimi risultati nell’incentivare i bimbi non vedenti a muoversi. SoBu include giochi di gruppo come "Un due tre stella", "Acchiapparella" e "Nascondino", adattati per essere accessibili ed offre attività di supporto alla vita quotidiana, presentate sotto forma di gioco, come "Raggiungi una persona" o "Afferra un oggetto". L'interfaccia dell'app è intuitiva e la navigazione è resa accessibile tramite TalkBack, rendendo SoBu facilmente utilizzabile da persone di tutte le età.

Potete descrivere il processo di sviluppo di SoBu?

L’idea di SoBu nasce da ABBI (Audio Bracelet for Blind Interaction), un dispositivo medico ideato dalla dottoressa Monica Gori e sviluppato dal nostro gruppo di ricerca, la Unit for Visually Impaired People (U-VIP) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. ABBI è un braccialetto sonoro che emette un suono quando viene mosso, basandosi sulla sostituzione del feedback visuo-motorio con quello audio-motorio. Utilizzando i suoni, i bambini non vedenti possono infatti comprendere meglio la posizione del proprio corpo rispetto all’ambiente circostante. Finanziato dall'Unione Europea con circa 2 milioni di euro, ABBI è stato validato attraverso un trial clinico con una cinquantina di bambini ipo e non vedenti tra i 5 e i 17 anni. Dopo 3 mesi di utilizzo intensivo, sono stati osservati miglioramenti significativi nelle abilità motorie, spaziali e di interazione sociale. Visti questi risultati positivi, ABBI è stato impiegato anche con altre popolazioni cliniche, che hanno beneficiato notevolmente del suo utilizzo. Tuttavia, i costi di produzione di ABBI lo rendono non scalabile, limitando la sua diffusione nel mondo. Da qui, l’idea di sviluppare SoBu, un'app che si basa sugli stessi principi di ABBI ed arricchita con ulteriori funzionalità. Questa soluzione ci permette di essere davvero scalabili e di raggiungere un numero molto maggiore di bambini a livello globale.

Quali sono le sfide principali che avete incontrato durante lo sviluppo dell'applicazione e come le avete superate?

La prima sfida che abbiamo incontrato è stata di natura tecnica: trovare i dispositivi più adatti per la nostra applicazione, cercando di andare incontro il più possibile alle disponibilità economiche delle famiglie. Abbiamo condotto approfondite analisi commerciali e di mercato per scegliere gli smartwatch più idonei e successivamente anche gli smartphone, essendo questi più economici e diffusi. La seconda sfida è stata convincere gli investitori dell’importanza del nostro progetto, nonostante il nostro mercato sia relativamente piccolo rispetto ad altre startup. Per farlo, abbiamo analizzato a fondo la dimensione del problema della disabilità visiva nei bambini, prendendo in considerazione il parere di tutte le persone coinvolte: medici, terapisti, famiglie e i bambini stessi. Dai risultati delle interviste sono emerse problematiche concrete che evidenziano il fatto che la disabilità visiva nei bambini sia un problema sociale davanti al quale non si può essere indifferenti. Abbiamo quindi dato alla nostra startup un taglio più sociale che profit, sottolineando come SoBu possa aiutare i bambini non vedenti a giocare e interagire al di là dei limiti imposti dalla disabilità visiva. Anche se questi bambini rappresentano una minoranza, hanno diritto a un’infanzia il più felice possibile, e noi ci stiamo impegnando al massimo per contribuire al raggiungimento di questo obiettivo.

Quali sono i prossimi passi per SoBu? Prevedete di espandere l'offerta di giochi motori interattivi multisensoriali?

Attualmente, siamo infatti in una fase di ricerca fondi con l’obiettivo di costituire la startup tra settembre e ottobre 2024. Entro fine anno, rilasceremo l’app sul play store dopo aver aggiornato le funzionalità di SoBu con l’aggiunta di nuovi giochi. Inizierà poi un periodo di validazione, utile a comprendere la risposta del nostro target principale: le famiglie di bambini non vedenti. Nello specifico, valuteremo quante persone scaricano l'app, quanti decidono di abbonarsi e, parallelamente, quante volte viene utilizzata e per quanto tempo. Dopo l’analisi dei risultati di questa validazione e l'eventuale modifica del nostro modello di business, ci apriremo al mercato europeo tramite connessioni esistenti con centri nel Regno Unito che si occupano di disabilità visiva. Nella seconda fase della startup, il nostro obiettivo sarà integrare SoBu nella pratica clinica, rendendolo un dispositivo medico per supportare la riabilitazione dei bambini non vedenti e offrire ai medici e ai riabilitatori uno strumento per monitorare il progresso dei piccoli pazienti nel tempo.

State collaborando con scuole o altre istituzioni per promuovere l'adozione di SoBu? Se sì, in che modo?

Uno dei punti di forza del nostro team, composto da me, Davide Esposito, Nicolò Balzarotti, Emanuele Musini e Monica Gori, è la possibilità di contare su solide connessioni sviluppate in anni di collaborazioni e lavoro con centri clinici e associazioni in Italia che si occupano di bambini con disabilità visiva. Una volta fondata la società, investiremo nel marketing e ci rivolgeremo a questi partner per raggiungere le famiglie dei bambini non vedenti.

Per il secondo anno consecutivo avete presentato SoBu al WMF. Avete ricevuto feedback particolari dal pubblico? In generale, come descrivereste la vostra partecipazione all’evento?

La nostra partecipazione all’evento è stata arricchente e fruttuosa, quest’anno in particolare. Abbiamo incontrato numerose realtà che stiamo iniziando a contattare per esplorare possibili collaborazioni, tra cui aziende che si occupano di design digitale, marketing, finanziamenti e supporto alle startup che era ciò che cercavamo maggiormente. Siamo stati molto felici di ricevere tanti feedback positivi da persone che apprezzano il nostro progetto e ne riconoscono l'alto valore umano e sociale. Questo per noi è un incentivo fondamentale a proseguire, con la speranza di raggiungere e aiutare il maggior numero possibile di bambini non vedenti nel mondo.


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