In occasione dell’AI Festival, organizzato da WMF - We Make Future a Milano il 26 e 27 febbraio 2025, abbiamo fatto qualche domanda a Federico Menna, CEO di EIT Digital in materia di innovazione europea e di ruolo dell’UE nel mercato globale delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale.
Uno degli aspetti chiave per creare una vera innovazione nell'intelligenza artificiale in Europa è lavorare sugli ecosistemi. È e sarà sempre più importante, andando avanti, la collaborazione tra enti diversi e anche tra enti che al momento sono in competizione: solo insieme possiamo far sì che l’Europa competa con il resto del mondo, soprattutto con gli Stati Uniti e la Cina.
L’Europa si sta muovendo bene, ci sono iniziative per mettere a fattore comune gli ecosistemi in ambito tecnologico e anche per far sì che gli ecosistemi più innovativi in Europa aiutino, condividendo la loro esperienza, i settori che sono rimasti più indietro. Il dialogo tra ecosistemi diversi faciliterà anche un trasferimento della tecnologia dall'eccellenza regionale che abbiamo in Europa a livello globale.
Il paragone rispetto ad altre parti del mondo di solito mostra come altrove si tenda a innovare senza guardare, almeno in una fase iniziale, alle implicazioni sociali, ai rischi della tecnologia. L’Europa deve invece farne un valore, perché è un importante asset competitivo, in un certo senso. Deve però muoversi in modo veloce.
Lo stiamo già facendo, con l’AI Act l’Europa per la prima volta innova in termini di regolamentazione in contemporanea all'innovazione tecnologica, senza inseguire lo sviluppo ma con un processo parallelo, però non basta. Bisogna poi far sì che venga recepito dagli stati membri e che non diventi troppo frammentato, perché se le realtà imprenditoriali europee si troveranno a dover affrontare ventisette diverse versioni dell’AI Act probabilmente avranno qualche difficoltà a creare un mercato, una massa critica necessaria a competere a livello globale.
Al tempo stesso, se riescono a creare un mercato europeo e in più includono nella tecnologia valori come il rispetto dei diritti umani e mostrano come la tecnologia possa anche essere un fattore di inclusione che non lascia indietro nessuno, allora veramente l’Europa potrà essere un riferimento mondiale.
Spesso sentiamo le aziende lamentarsi di una mancanza di talenti, di specialisti in intelligenza artificiale ma anche in altri ambiti tecnologici. È un problema serio, che quasi tutti gli stati membri hanno e l’Europa ha come continente, ma non è l’unico problema che abbiamo.
È anche importante che le competenze digitali di base vengano fornite in modo sempre più pervasivo e sempre di più a tutti i livelli della società, perché tutti oggi usano le tecnologie digitali, per ogni aspetto della propria vita privata o professionale. Quindi è necessario sviluppare e investire sulle competenze.
Come EIT digital, per esempio, abbiamo sviluppato una serie di formazioni che chiamiamo “Essentials”, in cui proponiamo brevi lezioni settimanali per un numero limitato di settimane (quindi un impegno relativamente modesto per le persone) in cui forniamo pillole informative sull’intelligenza artificiale e sulla sicurezza informatica. Queste formazioni hanno l’obiettivo di far capire cosa significa utilizzare queste tecnologie a nostro beneficio, anche in ambiti magari molto semplici come collegarsi all’home banking della propria banca per fare un bonifico, oppure prenotare un hotel per il weekend.
È fondamentale che ci siano iniziative che portino queste conoscenze di base a più persone possibili. Questo facilita non solo l’utilizzo e la comprensione ma anche l’accettazione di queste tecnologie, anche perché di solito è molto difficile accettare qualcosa che non comprendiamo.