Come adattare l’innovazione tecnologica in modo che risponda ai bisogni dei territori e delle comunità? Come integrare le tecnologie più avanzate nei processi decisionali che governano i territori, in modo da trovare soluzioni condivise per i cittadini e per le imprese?

Durante l’edizione 2025 di AI Festival si è discusso delle ultime tendenze e dei nuovi servizi AI disponibili sul mercato, così come del grande sforzo (in particolare europeo) per regolamentare il settore in modo da promuovere lo sviluppo di soluzioni tecnologiche etiche e sostenibili. Tra i tanti temi, ampio spazio è stato dato anche alle azioni concrete per far sì che la tecnologia sia messa prima di tutto al servizio delle comunità e dei territori, per rispondere alle esigenze di cittadini e imprese.
Nella tavola rotonda del 26 febbraio, intitolata “Intelligenze di comunità”, si sono confrontati Andrea Cattabriga (ricercatore e strategic designer, fondatore di Relaia.org), Luca Ruggeri (Consigliere, Open innovation & emerging tech, Roma Startup), Gianfranco Ruta (direttore di COTEC) e Gianluca Cristoforetti (Ceo di Notek).
Il primo nodo problematico, quando pensiamo all'applicazione di sistemi basati sull'intelligenza artificiale alle comunità locali, riguarda i dati con cui questi sistemi sono stati addestrati: da dove provengono e che contesto geografico, culturale, sociale ed economico riflettono? Se questi sistemi vengono applicati ad altri contesti (europeo e, in particolare, italiano) quali problemi possono emergere?
Inoltre, la questione dei dati è legata alla specificità dei territori: il tessuto economico italiano, per esempio, è caratterizzato dalla presenza di piccole e medie imprese radicate nei luoghi in cui operano, a cui si aggiunge una propensione all’aggregazione in reti, distretti, consorzi. I dati prodotti dagli attori del territorio possono essere fondamentali nell’integrazione di intelligenza artificiale perché, proprio a partire da questi dati, si possono costruire sistemi che rispondano alle esigenze locali.
C’è poi il tema del controllo sui dati e sulla loro correttezza. “I dati sono lo strumento di conoscenza del mondo, della realtà che ci circonda, che gli algoritmi processano per aiutarci a prendere decisioni”, ha spiegato Andrea Cattabriga. “Se nel dato c'è un errore, un difetto, un pregiudizio, che viene processato da un algoritmo, anch'esso con qualche difettuccio, dobbiamo immaginare che la governance automatizzata sarà un grande generatore di problemi più grandi di quelli che vogliamo risolvere”.
Se pensiamo alle comunità (di cittadini, di imprese), un elemento fondamentale che le tiene insieme è la fiducia. I dati possono rappresentare la comunità solo se ci sono trasparenza, sicurezza e fiducia: le persone e le imprese devono sentirsi rappresentate da questi dati, altrimenti diventa impossibile usarli, in sistemi di intelligenza artificiale, per programmare e migliorare il governo del territorio, come evidenziato da Gianluca Cristoforetti.
C’è una spinta molto forte ad adottare soluzioni tecnologiche già pronte, nell’esigenza di tenere il passo con l’innovazione, per non sentirsi esclusi, ma territori diversi esprimono esigenze e logiche diverse. È quindi importante costruire soluzioni specifiche, possibilmente anche grazie a investimenti in ricerca e sviluppo basati sulle richieste che vengono dalle comunità in cui queste soluzioni saranno poi applicate.
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