I moderatori social, i creatori di contenuti, i programmatori, gli operatori che stanno dietro al funzionamento dell’intelligenza artificiale, i lavoratori del clic: sono tante le persone impiegate nell’economia digitale, ma spesso le condizioni di lavoro non sono buone e i diritti vengono dimenticati

Il WMF è da anni impegnato nel riconoscimento della figura dei lavoratori tech e nel 2023 Cosmano Lombardo, founder e CEO di Search On Media Group, ha presentato in audizione alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato le proposte della community WMF sui lavoratori del settore tecnologico.
La strada da percorrere, però, è ancora lunga e tortuosa, soprattutto se prendiamo in considerazione figure come i moderatori di contenuti delle grandi piattaforme social, oppure quelli che si occupano di ripulire e catalogare le elaborazioni dei sistemi di intelligenza artificiale o, ancora, i cosiddetti lavoratori del clic, occupati nella soluzione di micro-task: la maggior parte di questi lavoratori, infatti, si trova nel sud del mondo, in condizioni di forte precarietà e basso reddito.
La situazione dei moderatori di contenuti, per esempio, è stata raccontata molto bene da Jacopo Franchi nel libro Gli obsoleti, un quadro non certo roseo soprattutto per quel che riguarda il tipo di contenuti che i moderatori sono costretti a visionare per ore e ore ogni giorno. Alcuni di questi lavoratori, per esempio in Africa, si sono organizzati per fare causa alle aziende tech che subappaltano il lavoro di moderazione a imprese locali, per le condizioni di lavoro e i traumi psicologici causati dal tipo di attività.
Come è possibile osservare, dunque, i lavoratori tech non godono universalmente dei diritti e del riconoscimento adeguato, ecco perché è importante continuare a parlarne e a fare ricerca sul tema.
A livello internazionale ci sono ricercatori che analizzano la trasformazione digitale del lavoro, studiando le nuove dinamiche e ipotizzando strumenti per migliorare le condizioni dei lavoratori, come il DiPLab Research Group o l’International Network on Digital Labor.
In questo contesto, l’Unione Europea potrebbe - come già accaduto in altri ambiti - dare priorità alle regole, per investire su uno sviluppo tecnologico attento ai diritti, inclusivo e giusto.
Anche all’edizione 2025 del WMF, in programma dal 4 al 6 giugno a Bologna, si discuterà del futuro del lavoro e, in particolare, dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo dell’impresa e sui lavoratori.