L’innovazione digitale e la musica al tempo dell’AI

Musica e innovazione tecnica e tecnologica sono da sempre in relazione profonda, ma cosa sta succedendo ora che software basati sull’intelligenza artificiale, che permettono di creare brani a partire da un semplice prompt testuale, sono arrivati sul mercato?

Martedì 13 Maggio 2025
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La tecnica e la tecnologia hanno da sempre avuto una forte influenza sulla creazione artistica, anche in modo indiretto: l’avvento della fotografia tra la metà e la fine dell’Ottocento, per esempio, ha contribuito a spostare il focus dei romanzi dalla descrizione paesaggistica - resa ormai obsoleta dalla nuova tecnica - al flusso di coscienza interiore, che la neonata fotografia non poteva certo rappresentare. 

La musica, ovviamente, non è estranea a questo fenomeno: pensiamo all’evoluzione degli strumenti, alla tecnica sempre più raffinata e precisa per crearli, al passaggio rivoluzionario dell’elettrificazione e dell’amplificazione artificiale, per poi arrivare ai sintetizzatori, alle batterie elettroniche e ai software di creazione e produzione musicale, compresi tutti gli effetti che si possono applicare al suono di uno strumento.

Le possibilità offerte dalle tecnologie digitali hanno radicalmente trasformato la musica, non solo a livello di mixaggio, produzione e masterizzazione ma anche a livello di creazione: pensiamo alle infinite ramificazione della musica elettronica, compresi i lavori con la musica generativa di musicisti come Brian Eno e gli Autechre. 

L’arrivo sul mercato di software basati sull’intelligenza artificiale ha portato la questione su un piano del tutto nuovo, che comprende anche l’uso senza autorizzazione delle canzoni prodotte da veri artisti per l’addestramento di queste nuove tecnologie.

Il mondo della musica è in subbuglio, ovviamente, e non solo perché le playlist di alcuni servizi di streaming si stanno riempiendo di brani prodotti dall’AI, fenomeno più o meno contrastato dalle aziende, che al contempo sviluppano anche altre strategie per pagare meno royalties agli artisti

Una domanda ricorrente, tra musicisti e appassionati è: cosa comporta poter creare “musica” senza avere nessuna idea né della teoria musicale né di come si suona uno strumento (fosse anche un software di composizione musicale)?

Il punto da cui partire per la riflessione sembra essere molto chiaro, come spiegano Antonio Bellu e Federico Pucci:

Un’intelligenza artificiale generativa, infatti, non crea né inventa ma remixa. La distinzione non è una raffinatezza semantica: allo stato dell’arte, questi strumenti consentono solo di formulare risposte già conosciute, combinando ciò che trovano in un vasto catalogo di dati, cioè nel nostro caso canzoni (protette da diritto d’autore, fino a prova contraria), in base alla richiesta di chi digita il prompt. Questo significa che questi strumenti non potranno far altro che riproporre combinazioni differenti di soluzioni già sentite”.

Il problema è complesso ed è importante discuterne tra musicisti, creatori ed esperti per capire come le tecnologie - in questo caso l’intelligenza artificiale - stanno cambiando il mondo della produzione culturale. In che direzione stiamo andando? Quali sono gli interessi in gioco che determinano l’evoluzione tecnologica in atto?

È per questo che il tema sarà al centro del panel “Future of Music and Arts”, che si terrà il 6 giugno al WMF 2025. 

La musica, tra innovazione e sperimentazione, sarà protagonista al WMF anche con il Music Fest che propone concerti, dj set e contest musicali.


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