Cosa succede ai libri al tempo dell’AI?

L’intelligenza artificiale si sta imponendo in sempre più settori, con un potenziale dirompente. Tra libri fatti scrivere a ChatGPT, traduzioni e correzioni automatiche, come sta cambiando il mondo dell’editoria?

Giovedì 22 Maggio 2025
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Innovazione digitale intelligenza artificiale editoria

Tra i settori su cui il WMF - We Make Future ha da sempre tenuto alta l’attenzione c’è l’editoria, non solo per il suo ruolo nella divulgazione delle conoscenze teoriche e pratiche sul mondo dell’innovazione e del digitale, ma anche perché l’editoria, insieme al giornalismo e alla creazione di contenuti, è già stata trasformata radicalmente in seguito alla rivoluzione digitale e lo stesso potrebbe accadere di nuovo, con l’arrivo dell’intelligenza artificiale.

Attori come Amazon hanno già fatto tremare l’editoria tradizionale, offrendo agli aspiranti scrittori la possibilità di scavalcare lo storico ruolo di intermediazione degli editori, per raggiungere direttamente il pubblico con il loro testi, accostando così la scrittura e il libro alla fornitura di servizi (narrazioni, in questo caso), con il necessario corredo di marketing e autopromozione in rete, come sostenuto da Mark McGurl, professore di letteratura alla Stanford University.

L’arrivo al grande pubblico di modelli linguistici come ChatGPT sembra aver moltiplicato la quantità di libri disponibili, anche perché affidare la maggior parte del lavoro a un LLM o a un modello di immagini accorcia drasticamente i tempi di produzione, ma cosa possiamo dire della qualità di questi prodotti? Come scrive Pietro Minto sul Post, spesso “si tratta di opere di scarsa qualità e con titoli molto lunghi, che sembrano pensati per facilitare la loro comparsa tra i risultati di ricerca. In molti casi, questo tipo di libri sono accompagnati da recensioni entusiastiche, a loro volta provenienti da bot e generate con le AI”.

Non mancano, inoltre, le polemiche (e le azioni legali) da parte di scrittori e creatori sui contenuti usati per addestrare i modelli, uso che potrebbe violare il diritto d’autore, una questione aperta e complessa. 

Di sicuro l’intelligenza artificiale, opportunamente calibrata, può essere usata in redazione per rivedere i testi, per esempio, automatizzando la correzione di errori grammaticali e sintattici ma, se si entra in campo letterario, questi software dovranno essere in grado - sempre sotto la supervisione umana - di identificare neologismi e forzature grammaticali che possono rientrare invece nell’intenzione poetica e nel registro stilistico degli autori e questo potrebbe non essere così facile. I dubbi sono legittimi e le cautele necessarie, soprattutto se l’AI, quando interrogata su consigli di lettura, inserisce libri che non esistono

Si tratta di temi di grande attualità, su cui ci si confronterà al WMF 2025, con editori presenti nell’area fieristica, presentazioni di libri sul mondo digitale, sull’AI e sul web marketing, tavole rotonde sul futuro del giornalismo e firmacopie di autori, tra cui il ricercatore Nello Cristianini, esperto di AI, Guido Scorza, avvocato e componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, e Immanuel Casto, artista.


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